Marketing 2024: 7 trend da non perdere

Marketing 2024 7 trend da non perdere

Il 2024 è arrivato e questo mondo che va sempre di fretta, in costante evoluzione, non consente tregua.

 

Il futuro non attende e non lo fa soprattutto se si parla del “digital word”: siamo sempre alla ricerca della perfezione o del contenuto super-virale che ci porta al successo.

 

Per evitare di farti trovare impreparat*, che tu sia un Social Media Manager o cerchi di gestire al meglio la realtà online del tuo brand, noi di Timotico abbiamo pensato di stilare una lista di quelli che saranno i nuovi trend dell’anno che verrà.

 

In questo articolo cercheremo di capire, tramite un’analisi approfondita, quali saranno le tendenze del content marketing che spopoleranno sulle varie piattaforme nel 2024.

 

1. Da un’economia “industriale” a un’economia “delle esperienze”

Per stabilire un buon rapporto tra un brand e i suoi clienti, è sempre più importante saper realizzare contenuti iper-personalizzati in base alle esperienze degli utenti che vengono acquisite dai Data Driven.

 

Difatti, è fondamentale entrare in empatia con gli utenti e proporre contenuti che abbraccino i loro ideali ma che siano anche utili. Da una sorta di “comunicazione di massa”, infatti, si è passati ad una “comunicazione one-to-one”, più rivolta all’individuo e alle sue scelte personali, spesso esperienziali e quindi possiamo definire un’economia “delle esperienze”.

 

Per realizzare contenuti personalizzati puoi ricorrere alla “data collection”, cioè alla raccolta dei dati che si ottengono attraverso le azioni e interazioni degli utenti. Così facendo, potrai proporre esperienze originali pensate ad hoc: un viaggio premio, una “caccia al tesoro online”, un evento privato con i followers più attivi o la prova di un prodotto/servizio gratuita.

 

Ad esempio, qualche mese fa, Martina Strazzer, founder di Amabile Jewels, ha messo in palio 4 biglietti per un viaggio all-inclusive alle Maldive con tutto il Team di Amabile. Per partecipare bastava effettuare un ordine di almeno 50 euro. Le quattro vincitrici casuali hanno ricevuto, insieme al proprio ordine, anche un golden ticket (un po’ come nel famoso film de “La fabbrica di cioccolato”) che certificava la vincita.

 

2. Live Streaming e Shopping in Stream

Le cose semplici sono le più virali: una grande verità che rispecchia quello che sta succedendo attualmente nel mondo dei social.

 

Le dirette in streaming sono un ottimo strumento da utilizzare sui social perché permettono ai brand di avere un rapporto diretto con i propri clienti e di renderli più “partecipi” quando, ad esempio, c’è il lancio di un nuovo prodotto o si collabora con un influencer.

 

Un esempio lampante e che ha avuto successo nelle ultime settimane, è la figura di Zheng Xiang Xiang, streamer cinese attiva su Douyin (social asiatico corrispettivo di TikTok) che riesce a vendere centinaia di prodotti mostrandoli solo per tre secondi e indicandone il prezzo. In una settimana, ha incassato circa 100 milioni di yuan, il corrispettivo di quasi 18 milioni di dollari. La fortuna di Zheng sta nell’utilizzo di strategie molto semplici: movimenti che si ripetono, stessi abiti e stessi luoghi per creare “familiarità”, prodotti che non richiedono impegno decisionale per essere acquistati, prezzi bassi e la nascita di un “senso di fretta” nell’acquirente, che ha pochi secondi per concludere l’acquisto.

 

3. L’importanza dei contenuti interattivi

Per ricevere più attenzione da parte degli utenti, è consigliabile iniziare a realizzare più contenuti interattivi. Si possono utilizzare tutti quegli strumenti presenti messi a disposizione dai social.

 

Alcuni esempi potrebbero essere:

 

• L’utilizzo della sezione domande su Instagram;

• Un sondaggio fatto alla propria community per conoscere i loro bisogni;

• Condivisione di esperienze;

• Contest in cui si vincono premi fisici o virtuali.

 

Così facendo, aumenterà l’engagement e si invoglierà la partecipazione dei potenziali clienti.

 

4. Marketing orientato a cause sociali e sostenibili

 

Ogni giorno cresce sempre di più la consapevolezza di trovarci nel pieno delle conseguenze del cambiamento climatico o comunque alle problematiche sociali del nostro tempo e ogni brand cerca, in qualche modo, di fare del suo meglio per fare la differenza.

Alcuni dei consumatori più esigenti vorrebbe che le aziende mettessero al primo posto le cause sociali e sostenibili e non i profitti, soprattutto le generazioni più giovani che condividono sempre di più contenuti che trattano di salute, uguaglianza, ambientalismo e istruzione.

Ovviamente, però, ogni marchio deve agire con consapevolezza e attenersi a delle regole ben precise dettate dalle cause che supporta, altrimenti risulterà poco credibile. Ricordati di creare contenuti in merito solo se c’è sincerità di intenti, trasparenza e coerenza, come fa Patagonia.

Altrimenti rischi delle gravi cadute di stile o nei casi più estremi, danni reputazionali sul lungo termine.

Basti pensare a cosa è successo a Chiara Ferragni con il Pandoro-Gate, anche se ci teniamo a sottolineare che lì  si parlava di pubblicità ingannevole e quindi di un vero e proprio illecito attuato in maniera consapevole e non un “semplice errore di comunicazione” (se vuoi approfondire cosa è successo con Chiara Ferragni e Balocco, qui trovi una sintesi di quanto accaduto).

Il marketing non è certamente questo e quanto è successo non dovrebbe frenare le altre aziende dal sostenere cause sociali, ovviamente in maniera lecita e trasparente: questo infatti permette non solo di entrare nel cuore delle persone che sostengono le tue stesse cause, ma di contribuire al benessere della società in maniera diretta e indiretta (per il bias del carrozzone).

 

5. I Personal Brand

Tra le diverse strategie da mettere in campo se si vuole creare un rapporto stabile con i propri utenti, c’è quella del “metterci la faccia”. Quando un brand è associato a una figura umana (il fondatore, un leader o un’influencer in particolare), si crea una sorta di connessione emotiva con il pubblico, perché sempre più persone riescono ad identificarsi in essa e c’è un chiaro messaggio di autenticità e trasparenza. L’azienda, agli occhi dei clienti, subito appare più genuina.

 

Inoltre, associare una faccia umana al brand può essere d’aiuto nel momento in cui si ha la necessità di differenziarsi dalla concorrenza, perché si crea un’identità unica e sarà facilmente
distinguibile nella mente dei consumatori.

 

Ad esempio, Disclosers, boutique milanese di PR e Media Relations per imprese e personal
brand, crede molto in questo concetto e in ogni progetto lo staff al completo “ci mette la faccia”.

 

Aggiungendo i profili personali degli imprenditori, dei founder o dei manager, si diventa a tutti gli effetti degli “influencer” della propria azienda e narratori di storie in cui la propria nicchia si può riconoscere.

 

Per iniziare a rendere la tua presenza sui social interessante e cominciate a sviluppare il tuo
personal brand, ti consigliamo di scaricare il nostro Timotico Template, così da avere a disposizione più di 400 idee per i tuoi contenuti (in più avrai a disposizione dei prompt di AI che ci portano al punto successivo).

 

6. L’AI

L’intelligenza artificiale è destinata a diventare una parte fondamentale della vita degli esseri
umani e delle imprese. Dagli ultimi studi, si rileva che l’uso dell’AI negli Stati Uniti è cresciuto del 36% nel 2023.

 

Però, in pochissimi mesi, l’intelligenza artificiale ha già iniziato a destare diverse preoccupazioni ai consumatori e alle aziende stesse. Per rendere la “convivenza” con questa tipologia di innovazione il più agevole possibile, tutti i brand devono comprendere il disagio e i segnali d’allarme dei consumatori.

 

L’AI è vista come un’arma a doppio taglio, perché nonostante sia un grande asso nella manica
da consultare quotidianamente, intimidisce molte realtà lavorative, soprattutto quelle che
richiedono l’utilizzo di abilità creative, come gli scrittori o i registi. Anche se è consentito e anche utile l’utilizzo di queste tecnologie, è fondamentale mantenere sempre una sorta di “tocco umano” che emoziona gli spettatori o i lettori.

 

Un altro fattore fondamentale da prendere in considerazione è la percezione del pubblico: se gli utenti percepiscono che c’è un utilizzo spropositato di AI, il brand risulterà inevitabilmente poco credibile. Occorre, dunque, essere quanto più chiari e trasparenti possibili.

 

Resta tra l’altro aperta la questione della gestione del copyright, dato che le controversie sulla proprietà intellettuale riguardanti l’intelligenza artificiale sono sempre più numerose (puoi
approfondire l’argomento in questo articolo).

 

7. Il bisogno di fiducia

Una certezza che riguarda il mondo dei contenuti online è che la fiducia nei media sta diminuendo drasticamente. Questo fenomeno si deve principalmente alla diffusione di notizie e informazioni false e non verificate e tra l’altro l’AI sta facendo la sua parte in questo senso. I lettori e i consumatori, infatti, hanno sempre più spesso la necessità di dover verificare attentamente ciò che si legge online (es. la morte di un personaggio pubblico, una notizia politica, l’effettiva qualità di un prodotto definito “miracoloso”).

 

Per darci un’idea del crollo, in America il numero di cittadini che non si fida più dei media è aumentato del 24%.

 

Per invertire questa tendenza, basta davvero poco. I brand possono iniziare a collaborare con influencer che “ci mettono la faccia” e rendono il marchio più credibile, gli editori, invece, possono far risaltare la provenienza delle fonti e evidenziare l’utilizzo di intelligenza artificiale (se c’è stato).

 

Speriamo di essere stati d’aiuto e ti auguriamo di realizzare contenuti brillanti e di successo durante il tuo 2024!

 

Shine Online con Timotico! 💎
Chat
Hello! Need help?